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Siti Archeologici

Philosophiana

A circa 6 km a sud della villa romana del Casale si trovano gli scavi di “Sofiana” o ” Philosophiana”. Per raggiungerla bisogna percorrere la SS 117 bis fino al bivio di Mazzarino e da lì imboccare la direzione indicata per raggiungere il sito. Si tratta dei resti di antichi insediamenti umani abitati per un periodo che inizia dall’VIII – VII sec. a.C., attraversa l’epoca greco-romana e bizantina arriva fino al tempo dei Normanni.
Philosophiana era un centro fortificato che si trovava lungo il percorso della strada interna siciliana che portava da Catania ad Agrigento e serviva da posto di sosta e ristoro per i pellegrini che compivano il viaggio lungo gli “itinerari Antoniani” istituiti da Papa Antonino Pio. Si tratta di un luogo sicuramente alla portata solo dei pellegrini più ricchi visto il lusso che a suo tempo doveva rappresentare la presenza di terme.
Gli scavi finora portati a termine hanno interessato la parte centrale dell’abitato. È stato riportato alla luce uno stabilimento termale la cui datazione è collocata tra il I e il IV sec. d.C., periodo in cui sorse un agglomerato urbano abitato fino all’epoca di Federico. Nel CALIDARIUM fu stabilita in seguito la sede di una piccola basilica cristiana con due absidi e un battistero, databile intorno alla fine del V sec. d.C.
Su una collina distante poche centinaia di metri dal confine dell’abitato è stata riportata alla luce una basilica a tre navate? con sei absidi e una piazza? rettangolare. Sul pavimento della navata di sinistra ci sono due maestose tombe in cui sono stati ritrovati sette vasi databili intorno al VII sec. d.C.
Innumerevoli oggetti di vita quotidiana come piatti, bicchieri, vasi etc. sono stati ritrovati nella necropoli romano-bizantina. Tra questi una … dipinta con degli uccelli che è esposta nel museo di Gela. Anche a “Philosophiana” non è mancata l’opera dei tombaroli.

 

Rossomanno

Rossomanno è un comprensorio che si estende su cinque colline raggiungibile percorrendo una “trazzera” che si può imboccare dalla SS 117 bis a poche centinaia di metri sulla sinistra dopo l’incrocio Enna-Valguarnera-Piazza Armerina procedendo verso quest’ultima.
A Rossomanno si trovano i resti di un centro indigeno ellenizzato risalente al VII a.C. che comprendeva il nucleo abitato di Serra Casazze con fortificazioni imponenti tuttora visibili che si spingono sino a Cozzo Primavera e alle necropoli di Rocca, Crovacchio e Campana Cafeci. Le necropoli sono costituite da fosse terragne, deposizioni a enchytrismos, “campi di crani”, tombe a camera, tombe a cappuccina e fosse rettangolari per la cremazione.
Altri ruderi presenti nella zona sono risalenti all’epoca medievale: il castellazzo degli Uberti, il convento benedettino, la piccola basilica di Serra Casazze ed altre.

 

Montagna di Marzo

Montagna di Marzo si trova a circa 20 km da Piazza Armerina. A Montagna di marzo si possono visitare i resti di un’antica città greco-sicula. Sono visibili le mura di cinta della città e diversi edifici. Purtroppo anche questo sito è stato per anni preda di tombaroli.
Soprattuttto le necropoli sono state oggetto di saccheggiamenti, la loro notevole estensione dimostra la grandezza ed importanza della città preesistente.

Museo Archeologico di Aidone

Una ricca collezione dei reperti rinvenuti a Morgantina è custodita ed esposta al pubblico nel museo di Aidone (a soli 8 km da Piazza Armerina) e testimonia le tappe più significative del cammino civile di una comunità sino a ieri poco conosciuta ed oggi salita alla ribalta dell’attenzione internazionale.

Il museo è stato inaugurato nel 1984, e si trova presso l’ex convento dei Cappuccini (XVII sec.) dopo che quest’ultimo era stato restaurato e trasformato per il suo nuovo uso. Segnaliamo al suo interno la testa dell’Ecce Homo (attribuita a un certo Frà Umile da Petralia) che presenta la particolarità di cambiare espressione a seconda dell’angolo di visuale. Non si può mancare di ammirare il meraviglioso altare maggiore in legno dorato.

Il museo ospita reperti provenienti da Morgantina e dal colle di Cittadella (sito su cui fu originariamente fondata Morgantina intorno al 1000 a.C.) ove si trovano anche i resti di un villaggio preistorico dell’Età del bronzo (1800 a.C.).

Una visita al museo è giustificata quindi da un duplice scopo.

Aidone è raggiungibile in auto da Piazza Armerina in circa 10′. Dista infatti soltanto 11 km.

Per informazioni su come raggiungere Aidone in corriera, visitate la sezione come raggiungerci.

Riportiamo in questa pagina le foto di alcuni reperti archeologici esposti nel museo.

Le Sale del Museo

L’ordinamento è cronologico e tematico. L’esposizione dei reperti è corredata da carte topografiche e pannelli esplicativi.

Sale I-II – Introduttive con pannelli documentari e vista sul chiostro.
Sala III – Insediamento preistorico e protostorico: contrada San Francesco e colle di Cittadella.
Sala IV – Morgantina in età arcaica: la Cittadella.
SalaV – La città ellenistico-romana: l’abitato di Serra Orlando, i santuari, le necropoli.
Sale VI-VII-VIII-IX – Sezione numismatica (in allestimento).
Sala X – Storia degli scavi (in allestimento).
SalaXI -Plastico di Morgantina. Quadri del XVIII e XIX secolo.
Sala XII – Sala dei pithoi e delle vasche fittili.
Sale XIII e XIV (piano rialzato) – La vita quotidiana a Morgantina: le attività produttive, l’ambito domestico, i culti, gli spettacoli.

Ex Convento dei Cappuccini, via Torres Trupia (centro storico di Aidone) Tel. 0935-87307
Apertura: ore 9,00 – Chiusura: ore 18,00

L’ingresso è gratuito per i cittadini della Comunità Europea di età inferiore ai 18 anni e superiore ai 60 anni e per le scolaresche (compresi gli accompagnatori).

Aidone e Morgantina

A quattro km dalla cittadina di Aidone, in contrada Serra Orlando, si trovano i resti archeologici di Morgantina, antica città sicula risalente al XI secolo a.C. ma sviluppatasi soprattutto nel III secolo a.C., periodo in cui si ellennizzò entrando nell’orbita della città di Siracusa.
Originariamente la città era stata fondata sul colle di Cittadella, in cui si trovano anche i resti di un villaggio preistorico dell’Età del bronzo. Conquistata e distrutta nel 459 a.C. da Ducezio che era alla guida di un movimento antiellenistico, la città fu successivamente ricostruita nella seconda metà del IV secolo a.C. nella vicina vallata di Serra Orlando con un assetto urbanistico di stampo ellenistico.

Durante l’impero romano entrò in decadenza. La città fu misteriosamente abbandonata intorno all’anno 30 a.C., in cui sembra sia stata ricoperta da una coltre di polvere e cenere che gli ha consentito di conservare il suo antico splendore. Di conseguenza viene azzardato un suo accostamento con la città di Pompei.
Testimonianza dell’importanza che aveva assunto la città, sono i numerosi reperti (sono state trovate anche delle monete coniate a Morgantina) che, nonostante i continui e ripetuti saccheggi dell’area perpetrati da parte di ignoti tombaroli, sono stati ritrovati e raccolti nel Museo Archeologico Regionale allestito in Aidone.

Gli scavi archeologici, avviati nel 1955 da Università americane ed ancora oggi in corso, in collaborazione con le soprintendenze siciliane competenti, hanno messo in luce la grande piazza del mercato (agorà) con numerosi edifici del terzo secolo a.C. e parte dei quartieri residenziali, con abitazioni signorili di grande eleganza, inserite in un perfetto reticolo ortogonale. Altre emergenze (santuari, fornaci, resti della città arcaica) sono disseminate qua e là in tutta la contrada Serra Orlando di Aidone, e sono in attesa di una sistemazione a parco archeologico dell’intera area, che resta tra le più complete, interessanti e suggestive della Sicilia.

Gli scavi finora sono stati concentrati sulla parte centrale della città, e sono stati riportati alla luce soltanto i due settori pubblico e privato. Il settore pubblico è interamente aperto ai visitatori.
L’accesso all’area archeologica è libero e il visitatore può liberamente scegliere il punto da cui osservare il teatro greco, l’agorà, il gimnasium.

Nel settore privato merita di essere segnalata la casa di Ganimede, così detta per un celebre mosaico che lo raffigura e che costituisce uno degli esempi più antichi dell’arte del mosaico ellenistica.

Nel periodo estivo vengono spesso organizzati spettacoli teatrali, in orario serale, con le rappresentazioni classiche del teatro latino che acquisiscono il fascino di un’ambientazione incantevole e unica che merita senz’altro di essere vissuta.

Presso il sito è attivo un punto di vendita di riproduzioni artigianali di statue fittili, vasi in terracotta, lucerne ed altri oggetti e suppellettili varie ritrovate a Morgantina la cui ottima fattura ne fa dei souvenirs di pregio che vale veramente la pena portare a casa propria.

Orario visite: dalle ore 9,00 fino ad un’ora prima del tramonto. Tel. 0935-87955
Ingresso gratuito per i minorenni e gli over 65.
Scolaresche ingresso gratuito anche per gli accompagnatori.

Una ricca collezione dei reperti rinvenuti a Morgantina è custodita ed esposta al pubblico nel
Museo Archeologico Regionale di Aidone Tel. 0935-87307

Caltagirone

Caltagirone sorge a 611 metri su una cima dei Monti Erei che dal centro della Sicilia si sviluppano verso sud-est, saldandosi proprio qui con gli Iblei. La città si estende per le pendici a mezzogiorno di tale altura, avendo nel tempo inglobato la collina di San Giorgio a levante e poi quella adiacente di S. Francesco d’Assisi a cui fu collegata nel XVI secolo da un grandioso ponte.

La città, che attualmente conta circa 39.000 abitanti, è la seconda, dopo il capoluogo, della provincia di Catania, da cui dista 76 Km. per la strada rotabile e 91 Km. per ferrovia. La sua origine antichissima è testimoniata da reperti e documenti numismatici ed artistici che la rivelano come una delle numerose città sicane o sicule o greco-sicule. Anche nel territorio si sono rinvenute monete greche e sicule, oltre al ricco materiale ceramico e metallico che si trova presso il Museo Archeologico di Siracusa, i Musei Civici e il Museo della Ceramica di Caltagirone.

Testimonianze monumentali della remota presenza umana nella zona, sono le necropoli preistoriche della Rocca, della Montagna, del Salvatorello, delle Pille e gli abitanti siculo-greci di S. Mauro, Altobrabdo, Piano Casazze e altri..

Numerose sono le manifestazioni, religiose e no, che si svolgono in città evidenziandone l’aspetto barocco e scenografico. Tra tutte si segnalano: “La Scala Infiorata”, allestita la penultima domenica di maggio e consistente in un grande disegno realizzato con vasi fioriti lungo i 142 gradini della Scala di S. Maria del Monte in onore della Madonna di Condomini che si festeggia il 31 maggio con la “Rusedda”, processione cui partecipano i carri siciliani e i trattori addobbati; la Festa del Patrono San Giacomo, il 25 luglio, che è la festa religiosa più importante della città, con messa solenne, processione e corteo storico del Senato Civico in costumi settecenteschi; la Rievocazione storica dell’ingresso del Conte Ruggero il Normanno in Caltagirone, con la quale si ricorda un evento incisivo per la storia dell’Isola e della Città, legato alla fine della dominazione araba e all’avvento di quella normanna; la Scala Illuminata, che si realizza il 24, 25 luglio disponendo lungo la Scala di S. Maria del Monte, simbolo della città, secondo un disegno che cambia ogni volta, circa 4.000 cilindri di carta colorata con lucerne ad olio che accese nel buio della notte formano un tappeto di tremule luci; il Natale, allorché Caltagirone diventa la “città del presepe”, con allestimenti di presepi di ceramica nelle botteghe e mostre in cui si espongono presepi in terracotta di moderna produzione e di maestri del passato.

Palio dei Normanni

Il Palio dei Normanni rievoca l’ingresso nella città di Piazza del Conte Ruggero d’Altavilla detto il “Normanno” a conclusione della guerra contro i saraceni per la liberazione dell’isola intorno all’anno 1060.

La città di Piazza aveva dato un notevole contributo alla liberazione dell’isola dal dominio saraceno ed era stata una delle più importanti roccaforti stabilite dal Conte Ruggero in Sicilia durante la guerra (a ciò si deve l’attuale nome della città che ha il significato di “Piazza d’Armi”). In segno di riconoscimento il Conte Ruggero donò alla città il vessillo della “Madonna delle Vittorie” che gli era stato dato in segno di propiziazione per la guerra contro i musulmani dal Papa Alessandro II.

La rievocazione storica si svolge in tre giorni il 12, 13 e 14 Agosto ed è ormai diventato un avvenimento di notevole fascino ed interesse che richiama migliaia di spettatori da ogni parte.
Centinaia di figuranti in costume impersonificano i notabili, i dignitari, i cavalieri della città e le truppe sia a piedi sia a cavallo del Conte Ruggero e sfilano in corteo per le vie della città.

Il primo giorno avviene la consegna delle armi e la benedizione dei Cavalieri giostranti e dei Quartieri storici della città:
nella piazza del Comune (p.zza Garibaldi) sotto il civico Palazzo del Senato, giungono dai quattro quartieri storici i cortei costituiti da musicanti, notabili, squadra dei Cavalieri giostranti e alabardieri.

Il Gran Magistrato, quale rappresentante del potere giudiziario e di governo della città, consegna le armi ai Cavalieri giostranti dei quattro quartieri e il pubblico Bando al Banditore di Plutia.
Successivamente l’intero corteo storico si porta nella Basilica Cattedrale per la cerimonia religiosa della benedizione dei Cavalieri giostranti e dei Quartieri, e la donazione da parte del Gran Magistrato di una lampada votiva che viene posta ai piedi del ferculo che custodisce la Sacra immagine di Maria SS. delle Vittorie. Dopo la solenne cerimonia religiosa il Corteo storico attraversando le vie principali, si ritira nelle logge di contrada San Pietro.

Il secondo giorno viene rievocato fastosamente l’ingresso nella città del Conte Ruggero e delle sue truppe e la consegna delle chiavi della città al Conte da parte del Gran Magistrato. I cortei partono dai quartieri storici di origine e si ritrovano alle ore 18,00 nella piazza del Duomo in cui si svolge la cerimonia della consegna delle chiavi e della liberazione dei prigionieri saraceni magnanimamente voluta dal Conte Ruggero. Per l’occasione in Piazza Duomo è allestito un palco e realizzato un apposito “ambientamento scenografico”.
Successivamente i cortei percorrono le vie cittadine e rientrano nei loro quartieri.

La parte più spettacolare del Palio si svolge il terzo giorno presso il campo sportivo (piano S. Ippolito) in cui, in onore del Conte Ruggero e alla presenza dello stesso oltrechè dei dignitari e notabili con le rispettive dame, i cavalieri della città di “Plutia” (antico nome di Piazza Armerina) si sfidano in una serie di prove di abilità e destrezza in quella che viene chiamata la “Quintana contro lo saracino”.

La Quintana comprende le seguenti prove che i cavalieri devono eseguire con il cavallo lanciato al galoppo:

1. colpire lo scudo del saraceno con la lancia
2. colpire lo scudo del saraceno con la mazza
3. infilare con la lancia un anello sospeso
4. colpire con un giavellotto un disco di carta sospeso a circa 3-4 metri di altezza

La difficoltà delle prove viene accentuata dalla presenza di un numerosissimo pubblico (di solito gli spalti sono riempiti in ogni ordine di posti) e dei figuranti in costume disposti lungo il perimetro del campo, che costituiscono un rilevante elemento di disturbo per i cavalli e i cavalieri.

Per ogni prova viene assegnato da una giuria un punteggio al cavaliere e quindi al quartiere di appartenenza. Alla fine della serie di prove, i cavalieri del quartiere che risulta vincitore ricevono il vessillo di Maria S.S. delle Vittorie, che porteranno nella chiesa principale del proprio quartiere in cui verrà custodito fino alla successiva edizione del Palio.

La comprensibile voglia di ben figurare da parte dei cavalieri che partecipano alla “quintana” dà un consistente tocco di agonismo alla competizione.

Nel corso delle varie edizioni non sono mancate polemiche sul punteggio attribuito dalla giuria ai cavalieri, in qualche caso si sono verificate proteste clamorose nei confronti della giuria da parte dei cavalieri del quartiere che si sentiva danneggiato.

Villa romana del Casale

A pochi km (circa 4) da Piazza Armerina, in contrada Casale, si trova la “villa romana“. Un’imponente villa, che si fa risalire intorno al III o IV secolo d.c., con pavimenti musivi di eccezionale estensione e bellezza artistica.
La villa si trova ai piedi del monte Mangone ed è stata costruita seguendo l’andamento del terreno per cui risulta strutturata a terrazze su tre diversi livelli e si sviluppa su una superficie di circa 4.000 mq.

Al primo di questi livelli si trovano le terme romane, al secondo le camere degli ospiti e al terzo le camere del proprietario e della sua famiglia. A parte si trova il triclinio.
Il complesso era dotato di un sistema idraulico che dall’acquedotto conduceva l’acqua (prelevata dal fiume Gela che scorre nei pressi del sito) fino alle fontane, alle terme e alle latrine. Un sistema di forni permetteva di riscaldare l’acqua per le terme.

Il sito in cui sorge la villa, in passato fu sommerso in seguito ad un’alluvione, ciò ha permesso la conservazione quasi totale nella sua integrità e splendore delle pavimentazioni e di altre parti del complesso; sono andate perse le mura delle costruzioni di cui gli unici resti rimasti lasciano intravedere gli affreschi.
La villa è stata riportata alla luce in seguito a campagne di scavi condotte pochi decenni fa.

Altre campagne di scavi sono in attesa di essere realizzate per portare alla luce altre parti della villa che sicuramente dovevano esserci, come quelle relative agli alloggi per la servitù, le stalle ed altro.
È meta obbligata di innumerevoli turisti e gode di fama mondiale per la varietà e la ricchezza cromatica dei soggetti raffigurati, oltre all’altissima qualità dei mosaici finemente e preziosamente eseguiti. La fedeltà delle riproduzioni delle figure di fiere e animali esotici ha fatto supporre che essi siano stati realizzati da artisti africani.

Scene mitologiche, di vita quotidiana, di caccia grossa, di giochi circensi, feste in onore degli dei o di raccolta dell’uva si alternano a decorazioni geometriche, medaglioni, stelle, greche in un arcobaleno di colori. Tutte le raffigurazioni sono caratterizzate da un incredibile senso di movimento e azione che le rende vivide e reali.

La migliore descrizione che si può fare di essi è presentarvi alcuni particolari della pavimentazione musiva della villa, che mostrano immediatamente quello che le parole potrebbero rendere solo in minima parte.

Piazza Armerina

Piazza Armerina è una cittadina di circa 23.000 abitanti, si trova sui monti Erei a circa metà strada tra Enna e Gela percorrendo la SS 117 bis.
È posizionata al centro di un territorio ricco di acqua e vegetazione che si estende per migliaia di ettari offrendo la possibilità di salutari passeggiate in un ambiente incontaminato lungo percorsi che si snodano attraverso i boschi e che richiamano visitatori provenienti da tutta l’isola. Alcuni di questi percorsi fanno parte di circuiti ben conosciuti dagli amanti della natura e del trekking.
Oltre ad essere famosa per la Villa Romana del Casale, la città ha un passato ricco di storia e ne sono testimonianza le sue tante chiese e i suoi palazzi, costruiti per la maggior parte in pietra arenaria, in cui si mescolano stili dal gotico-normanno all’arabo al barocco, ancora in ottimo stato di conservazione.
Una visita al centro storico della città merita senz’altro di essere inserita fra le tappe di una gita turistica in Sicilia.
Vi suggeriamo un percorso lungo le vie del centro storico che vi permetterà in poche ore di visitare i monumenti e le chiese più importanti della città e nello stesso tempo di immergervi in scorci di vita quotidiana in una dimensione ormai persa nelle nostre attuali citttà e che val la pena di “riscoprire”. A voi la scelta di uscire da questo percorso per scoprire da soli con più calma, quanto non è compreso lungo questo itinerario (scorci inediti di palazzi patrizi, monumenti ed edifici religiosi, giardini pensili, vicoli e viuzze di grande suggestione e ulteriori occasioni di shopping che vi si offriranno).
I principali monumenti ed edifici (quasi tutti) della città sono ben illuminati, si può quindi considerare l’opportunità di una visita durante le ore serali che permette alla città di presentarsi con un fascino veramente particolare.
Gli amanti dei dolci non possono perdere l’occasione di gustare l’ottima pasticceria locale, in cui eccelgono le “paste di mandorle” prodotte in svariate versioni e gusti e i dolci a base di ricotta (cannoli, bocconcini, etc.).

I Quartieri Storici di Piazza Armerina

I quartieri storici della città di Piazza Armerina sono quattro: Canali, Casalotto, Castellina e Monte.
Quest’ultimo era il quartiere dei nobili: in esso si trovano la maggior parte dei palazzi delle famiglie patrizie della città, il Duomo e diverse altre chiese.

La maggior parte delle case dei quartieri storici è situata su due colli e presenta le caratteristiche tipiche dei borghi medievali, con un reticolo di strade secondarie — spesso viuzze in cui si può passare soltanto a piedi.
Una visita a questi quartieri è un’occasione di salutare trekking urbano.


La Parte Moderna della Città

La parte moderna di Piazza Armerina presenta giardini pubblici e lunghi viali alberati che, durante la sera — soprattutto nei mesi estivi — si animano grazie all’usanza dello struscio.

Il Viale Gen. Cascino è il luogo deputato per eccellenza a questa tradizione: lungo di esso si trovano numerosi bar, snack bar e pizzerie, dove si può godere del fresco serale conversando comodamente nei tavoli all’aperto allestiti durante la stagione estiva.


Itinerario di Visita

Da Piazza Gen. Cascino al Centro Storico

Partendo da Piazza Gen. Cascino, dedicata all’eroe della prima guerra mondiale, si può iniziare la visita percorrendo la breve salita di S. Stefano, da cui si gode la vista dell’omonima chiesa, del Teatro Garibaldi e della Commenda (inizio XII secolo), appartenuta prima all’ordine degli Ospedalieri e poi ai Cavalieri di Malta, oggi monumento nazionale.

In cima alla salita si imbocca via Garibaldi (un tempo detta “strata o’ principe”, forse per le famiglie nobili che vi abitavano, come i Giardinelli-Starrabba), che conduce in via Marconi, a due passi da Piazza Garibaldi — il vero “centro” della vita cittadina.


Piazza Garibaldi e Dintorni

In Piazza Garibaldi si trovano:

  • il Palazzo di Città, con il salone affrescato sede del Consiglio Comunale e, al piano terra, il cosiddetto Circolo dei Nobili;

  • la Chiesa di Fundrò, dedicata a S. Rocco, con un bellissimo portale barocco sormontato da una meridiana;

  • il Palazzo Capodarso e l’ex Convento dei Benedettini (XVII secolo), oggi sede del Municipio e di uffici comunali.

Proseguendo lungo via Cavour, si incontra Palazzo Demani Canicarao, per anni sede dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo.
Poco più avanti, si giunge all’ex Convento dei Francescani, già sede dell’ospedale civile “M. Chiello”, con un balcone barocco attribuito a un Gagini.
Dello stesso complesso fa parte la Chiesa di S. Francesco, con campanile conico rivestito di maiolica variopinta e un elegante chiostro di epoca precedente.


La Cattedrale e il Piano Cattedrale

Superata la curva, si viene sovrastati dalla mole della Cattedrale.
Dopo pochi metri si raggiunge l’ingresso laterale est del Duomo: il Piano Cattedrale, a 721 m s.l.m., è il punto più alto della città e un autentico belvedere naturale.

L’interno del Duomo, decorato con stucchi delicati, trasmette un senso di pace.
Vi si trova il Museo Diocesano, che custodisce:

  • il vessillo della Madonna delle Vittorie, donato da Papa Alessandro II al Conte Ruggero d’Altavilla;

  • un ostensorio del XVIII secolo in oro e argento tempestato di pietre preziose;

  • una Croce lignea dipinta su entrambi i lati;

  • vari dipinti e arredi sacri.

Nella piazza si può ammirare la statua del barone Marco Trigona e godere di un’ampia vista panoramica.
A lato si trova il Palazzo Trigona (XVIII secolo), destinato a diventare sede museale, che guarda la parte gotico-catalana del Duomo — l’antica chiesa preesistente.


Discesa per il Quartiere Monte

Da qui si può discendere lungo via Monte (“strata Mastra”), fiancheggiata da un fitto reticolo di viuzze che scendono verso la parte bassa del quartiere.

Giunti in Piazza Gen. Giunta (ex Piazza Monte), si prosegue lungo via Crocifisso fino al Piano Crocifisso, dove si trova la Collegiata del SS. Crocifisso, punto di partenza della processione del Venerdì Santo.
A pochi metri, la Chiesa di San Martino (XI secolo), la più antica della città.

Proseguendo per via S. Nicolò, si raggiunge la Chiesa della Madonna della Catena e, risalendo via Monte, la Chiesa degli Angeli Custodi.


Verso il Castello Aragonese

Proseguendo per via Parisi e via Tudisco, si arriva in via Crescimanno, poi in via Velardita, fino a giungere in Piazza Castello, dominata dall’imponente Castello Aragonese (fine 1300).

Sulla destra si trovano la Chiesa e il Convento della Madonna della Neve, mentre di fronte sorgono i Palazzi Starrabba e Velardita.


Il Collegio dei Gesuiti e le Chiese di S. Anna e S. Ignazio

Scendendo lungo via Vittorio Emanuele III, si costeggia il Collegio dei Gesuiti, oggi sede della Biblioteca Comunale e dell’Assessorato allo Sport, Spettacolo e Turismo.
All’ingresso si apre una scalinata che conduce al chiostro con alti portici in mattoni.

Nello slargo si ammira il portale della Chiesa di S. Anna, mentre poco più in basso si incontra la Chiesa di S. Ignazio di Loyola, con facciata convessa e scala in pietra lavorata.

In fondo alla via si ritorna in Piazza Garibaldi.


Da Via Umberto I al Seminario Vescovile

Attraversata la piazza, si imbocca via Umberto I (“a’ strata e’ m’rcanti” o “strata a’ fera”), antica via dei mercanti e delle fiere.
Subito a destra si trova la Chiesa del Purgatorio, con campanile conico rivestito di maiolica colorata.

Proseguendo, si imbocca via Cammata, dove sorgono il Palazzo e il Seminario Vescovile, complesso formato dall’ex Convento dei Domenicani e dalla Chiesa di S. Vincenzo.
La Diocesi di Piazza fu istituita nel 1807 da Papa Pio VII; il Seminario fu riaperto nel 1850.


Ultimo Tratto del Percorso

Tornando su via Umberto I, si raggiunge il Largo S. Giovanni.
Poco prima si trovano l’ex Convento e Chiesa di S. Chiara, già sede dell’Istituto Magistrale.
Di fronte, la Chiesa di S. Lorenzo e, sulla sinistra, la Chiesa di S. Giovanni Evangelista (XVIII secolo), riccamente affrescata da G. Borremans e con una suggestiva cantoria in ferro battuto.

Proseguendo fino a Piazza Martiri d’Ungheria (ex Piano Teatini), si incontra la Torre del Padre Santo, un tempo parte delle mura di cinta.

Scendendo per via S. Stefano, si ritorna al punto di partenza.


Altre Mete di Interesse

La visita non si esaurisce qui: meritano attenzione anche la Chiesa di S. Pietro, la Chiesa del Carmine e, poco fuori città, il Gran Priorato di S. Andrea (XII secolo), in stile romanico con influenze arabe e bizantine.

Al suo interno si trovano affreschi databili tra il XII e il XV secolo — tra cui una Crocifissione di S. Andrea, una Pietà, una Resurrezione e la celebre “Madonna dalla Faccia Grande”.

Il Priore del complesso godeva di dignità pari a un vescovo e sedeva nel Parlamento del Regno.
L’ultimo priore fu nominato nel 1907: il canonico C. Minacapilli.

NOTE
Alcune notizie qui riportate sono state tratte dal libro “Quattro passi a Piazza Armerina” autore Ettore Messina (Papiro Editrice), a cui si rimanda per maggiori approfondimenti.